Le Visioni Celesti


Comunità di preghiera del Monastero Invisibile

Margherita Maria Alacoque

Santa Margherita Maria Alacoque (1647–1690), monaca visitandina di Paray-le-Monial, è la mistica a cui Gesù rivelò il culto del Sacro Cuore. Tra il 1673 e il 1675 visse esperienze celesti che uniscono angeli, preghiera e amore divino.

Nacque il 22 luglio 1647 a Verosvres, in Borgogna, e morì il 17 ottobre 1690. Il suo padre spirituale, il gesuita Claude de la Colombière, riconobbe il carisma mistico e le ordinò di scrivere la propria autobiografia, da cui emergono straordinarie testimonianze sulla comunione con gli angeli.

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Le Visioni Angeliche di Margherita Maria Alacoque

Visione dei Serafini

Nella sua autobiografia, Santa Margherita Maria racconta come Dio desideri l'unione spirituale tra angeli e esseri umani, affinché possano partecipare reciprocamente al loro bene spirituale. Emergono due insegnamenti fondamentali:

"Dio esprime il desiderio che si coltivasse una devozione particolare agli angeli, creati per amarLo, onorarLo e lodarLo nel Santissimo Sacramento."

"Se fossimo più uniti a loro, gli angeli potrebbero intercedere presso la presenza divina, offrendo omaggio e amore in nostro nome. Questa comunione porterebbe beneficio a noi stessi e a tutti coloro che amano Dio, riparando inoltre le irriverenze commesse nella Sua santa presenza."

— Autobiografia di Margherita Maria Alacoque, §101

Il Concerto celeste

In un'occasione, mentre stava lavorando in ginocchio in un piccolo cortile vicino al Tabernacolo, fu investita da un profondo raccoglimento interiore ed esteriore. In quel momento contemplò il Sacro Cuore di Gesù risplendente come il sole, immerso nelle fiamme del Suo amore divino e circondato dai Serafini, che cantavano in un armonioso concerto:

"L'amore trionfa, l'amore gioisce; l'amore del santo Cuore ci rallegra."

Quando quei beati spiriti la invitarono a unirsi alle loro lodi, inizialmente non osò accettare. Ma essi la incoraggiavano spiegando che erano venuti per associarsi a lei, sostituendosi alla sua presenza davanti al Santissimo Sacramento affinché potesse amare senza interruzione attraverso la loro intercessione. A loro volta, avrebbero partecipato al suo amore, soffrendo nella sua persona come lei gioiva nella loro.

Dopo due o tre ore di canto celeste, sperimentò nel profondo dell'anima un effetto benefico: grazie ricevute e soavità spirituale che perdurava. Ne rimase talmente colpita che da allora, pregandoli, li chiamava sempre i suoi "divini amici".

— Vita Alacoque, Paragrafo 101: "Il concerto dei Serafini"

L'Angelo Custode

Particolarmente toccante è il rapporto di Margherita con il proprio Angelo Custode, da lei descritto in prima persona con parole di profonda familiarità spirituale:

"Sentivo il mio fedele angelo custode che mi sosteneva, e avevo spesso la felicità di godere della sua presenza e di essere rimproverata e corretta da lui."

"Una volta, essendomi voluta immischiare a parlare del matrimonio d'una parente, mi mostrò che questo era indegno di un'anima religiosa e mi rimproverò severamente. Disse che, se mi fossi di nuovo immischiata in quel genere di faccende, mi avrebbe nascosto il suo volto."

"Non poteva sopportare la benché minima immodestia o mancanza di rispetto alla presenza del mio sovrano Maestro, davanti al quale lo vedevo prosternato a terra, e voleva che facessi lo stesso."

— Autobiografia, sezione sugli angeli custodi

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